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Quando si è chiamati a un confronto con le esperienze di un passato più o meno recente, può capitare che tali esperienze sembrino aver avuto vita in un tempo concluso, di cui tutto è trascorso, scaduto, e quindi fuori corso. Solo quello che sta accadendo, che può essere documentato, comunicato e condiviso attira la nostra attenzione. Di tutto quello che è già stato si evidenzia la portata storica, se ne esalta la forza precorritrice dei tempi a venire (cioè i nostri), lo si analizza, contestualizza, storicizza. Ricordiamo e celebriamo quello che in fondo non ci riguarda più. Quando si tratta di ricorrenze, poi, gli appuntamenti divengono spesso occasioni nelle quali ci si riunisce con il pretesto di rinnovare il ricordo e magari rivendicare un’eredità intellettuale. In realtà troppo spesso le ricorrenze non sono altro che funerali rinnovati.
Ma siamo sicuri che tutto ciò che è già accaduto non abbia più niente di vitale per noi? Siamo sicuri che tutte le esperienze che si sono concluse non abbiano anche un nucleo rovente, forse ben nascosto, che può ancora interrogarci e riguardarci? Un fondo, magari molto più importante dei riferimenti condivisi nei dibattiti e nelle riflessioni che occupano il nostro spazio culturale. Se il passato ha il potere di offrirci una prospettiva più complessa sul presente, forse l’unica cosa sensata da fare è, oltre a scegliere quali esperienze può essere utile richiamare, capire in che modo predisporsi a un rinnovato ascolto. Riuscire cioè a cogliere quanto di vitale attraversa ancora ciò che non c’è più. Quello che può apparire come un paradosso può essere invece una via per riuscire a gettare un nuovo sguardo sulle cose che ci circondano, richiamando ognuno alle proprie responsabilità di artista, intellettuale, critico o studioso. Responsabilità che, tra l’altro, possono e forse dovrebbero condurre a rendere ciò che è già noto una scoperta, capace di intervenire in modo radicale sul tempo presente.
Proprio per questi motivi abbiamo provato a dare all’edizione 2017 di Testimonianze ricerca azioni un profilo in cui i momenti di studio, di incontro, di approfondimento su alcuni eventi e protagonisti del recente passato, fossero determinanti. E tutto ciò a partire proprio da due ricorrenze, il cinquantesimo anniversario del convegno di Ivrea, e il centesimo anniversario della nascita di Giorgio Colli, entrambe straordinariamente ricche di spunti e di questioni che riguardano molte delle urgenze artistiche, culturali e politiche del nostro tempo.


(C. Tafuri, D. Beronio, Prefazione, in Iid. (a cura di), Teatro Akropolis. Testimonianze ricerca azioni, vol. VIII, Genova, AkropolisLibri, 2017)

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