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Un compito complesso può essere portato a termine nel migliore dei modi semplicemente tacendo. Tacendo sulle motivazioni, tacendo sulle ragioni delle scelte, tacendo sull’ispirazione che i motivi profondi forniscono. Tale compito può essere quello di organizzare una rassegna come Testimonianze ricerca azioni o quello di pubblicare questo libro. Tacere, in questi casi, vuol dire lasciare ad altri l’occasione di parlare: agli artisti, agli studiosi, a coloro che seguono e condividono il nostro lavoro, ma anche a coloro che non lo conoscono, oppure che lo guardano con diffidenza. A ognuno di loro dare la possibilità di raccontare il proprio mondo, anzi, offrire uno spazio più ampio e articolato possibile per lasciare che il loro mondo prenda forma e abbia la possibilità di affermarsi. Senza pretendere di costruire una cornice ideologica o intellettuale entro la quale raccoglierli tutti ma dove tutti dovranno perdere qualcosa. Il silenzio prelude all’ascolto, rappresenta la possibilità stessa che l’ascolto si verifichi. Così accade che gli artisti trovino un palco sul quale portare il loro lavoro, ma anche uno spazio di residenza, un confronto con altre poetiche e altre pratiche. Così accade che una riflessione sullo stato del teatro fatta negli anni Settanta, si trovi a dialogare, tra le pagine di un libro, con un manifesto artistico-politico elaborato sei mesi fa, e con un articolo appena scritto che affronta in parte gli stessi temi. Gli spazi lasciati aperti vengono ad uno ad uno occupati dagli incontri, dalle persone e dai contenuti che si generano. Ma per far sì che questo si verifichi è necessario il rigore della rinuncia, quella di sottrarsi al meccanismo che impone scelte obbligate in cambio di finanziamenti, quella di non lasciare spazio alle pratiche che riportano l’arte su un piano acritico di semplice comunicazione o intrattenimento. La rinuncia, insomma, a tutto ciò che allontana l’organizzazione di uno spazio destinato alla cultura dalla sua primaria funzione politica, quella cioè di farne un presidio di civiltà, di promozione e non di conservazione, di ricerca e
non di esibizione. […]


(C. Tafuri, D. Beronio, Prefazione, in Iid. (a cura di), Teatro Akropolis. Testimonianze ricerca azioni, vol. VII, Genova, AkropolisLibri, 2016)

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