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Accettare, oggi, la proposta di gestire un teatro è un gesto folle. Per almeno due motivi. Innanzitutto quasi nessuno va a teatro. E non è solo un problema di programmazioni scadenti o di sistemi di comunicazione che sfuggono ogni possibilità di approfondimento. La cultura e l’arte non rappresentano più una straordinaria occasione per capire meglio il mondo. La cultura e l’arte si sono ridotte, anche quando propongono temi e opere di indubbio interesse, a essere vissute come si vive tutto il resto. Con l’ansia cioè di possedere e distruggere il più velocemente possibile, senza limiti, liberi, in apparenza, di poter scegliere ogni cosa. Come se non bastasse, e questo è l’altro motivo per cui gestire un teatro è un’operazione suicida, di teatri ce ne sono già tanti, anche troppi. In concorrenza spietata tra loro e tutti impegnati a proporre spettacoli poco interessanti, scelti o prodotti per assecondare il gusto di un pubblico programmato, medio, senza eccessive ambizioni.
Abbiamo perso l’idea del problema che dovremmo impegnarci a risolvere. Chi fa questo lavoro alza la voce solo per chiedere soldi, in un coro desolante in cui viene ascoltato sempre e solo chi urla da più tempo, ovvero, il più delle volte, chi di quei soldi ha, in realtà, meno bisogno.
Non è ovunque così, esistono delle eccezioni. Sono quegli esempi preziosi di rigore e serietà con cui bisogna confrontarsi, teatri ma anche gruppi senza dimora che hanno scelto di avere delle priorità diverse. E non importa se le strade percorse sono differenti. Dove vengono vissute delle urgenze accadono cose importanti, anche se i risultati delle ricerche sono lontani, anche se le visioni del mondo e dell’arte vivono all’opposto. Quando ci è stato proposto di trasferire il nostro lavoro in un nuovo spazio avevamo ben presente tutto questo. Dopo dieci anni di attività come compagnia teatrale waltersteiner abbiamo avuto la possibilità di dare una nuova forma alle nostre ultime ricerche, ed è così che abbiamo deciso di rifondarci in Compagnia Teatro Akropolis, raccogliendo le due direzioni su cui il nostro lavoro si è definito. L’origine e la contemporaneità. Ecco come nasce Teatro Akropolis, un teatro che non ha una stagione, un teatro che non è un contenitore da riempire indiscriminatamente, un teatro che non sarà un luogo di passaggio. Uno spazio in cui sarà importante lavorare affinché la testimonianza si sostituisca all’esibizione. […]

 

(C. Tafuri, D. Beronio, Prefazione, in Iid. (a cura di), Teatro Akropolis. Testimonianze ricerca azioni, vol. I, Genova, AkropolisLibri, 2009)

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