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La parte maledetta. Paola Bianchi

La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro è un ciclo di film-documentari dedicati a protagonisti dell’arte e della cultura che nel loro lavoro hanno messo in crisi il sistema delle distinzioni specialistiche delle varie discipline: le arti per la scena, la filosofia, l’idea stessa di performatività si rivelano così per quello che sono, una serie di rappresentazioni che interrogano senza compromessi il presente.

Ripercorrendo alcuni lavori per la scena e le numerose collaborazioni di Paola Bianchi con musicisti, registi, teatri e festival, il film si addentra nel cuore della creazione coreografica. Paola Bianchi ci guida nel racconto di un’interiorità animale capace di sovvertire l’ordine e mettere in crisi le regole del teatro, approdando alle sperimentazioni più estreme della performatività.

Paola Bianchi è coreografa e danzatrice. Esordisce alla fine degli anni Ottanta sulla scena indipendente di Torino. In oltre trent’anni ha scritto, diretto e interpretato più di cinquanta spettacoli. La dimensione politica del corpo, la distopia del gesto, la trasmissione della danza attraverso la parola descrittiva sono i principali temi della sua ricerca.

Regia Clemente Tafuri, David Beronio
Con Paola Bianchi, Ivan Fantini
Fotografia e montaggio Clemente Tafuri, David Beronio, Luca Donatiello, Alessandro Romi
Riprese e audio Luca Donatiello, Alessandro Romi
Una produzione Teatro Akropolis, AkropolisLibri (2020)
Durata 46′

Clemente Tafuri e David Beronio trasportano lo spettatore in un viaggio metafisico nel pensiero di Carlo Sini. La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro ha un percorso circolare, dove la natura e l’essenza umana si incontrano, con un potente impatto poetico. Un documentario senza dubbio intellettuale, ma non ostico, perchè riesce a comunicare il messaggio sollecitando tutti i sensi.

Luca Bove – Taxi drivers

La forma del teatro, il significato, che in questo “viaggio ai confini” dello stesso si spiega così bene. […] I due registi Tafuri e Beronio “sciorinano” elementi di grande fattura intellettuale, derivanti dal pensiero filosofico, dal professor Sini, dal laboratorio di filosofia e cultura da lui diretto Mechrì, […]. Il tema del teatro, dell’attore ritorna nella totalità, fusa e diretta con il linguaggio filosofico, “un’antropologia storica” dove la condizione è rito e ritmo ed è innegabile.

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