PERADAM – il prima possibile nasce dalla relazione emotiva e creativa tra due compagini differenti per formazione, linguaggio e disciplina: Kronoteatro e Francesca Foscarini. Il lavoro affronta alcuni grandi temi, come il senso di smarrimento, il libero arbitrio, la relazione fra individuo e società inteso come trama dentro la quale ci si muove protetti dentro le regole stabilite dal sistema, o fagocitati da esse si vive come fantasmi.
Kronoteatro nasce ad Albenga nel 2004. Da allora ha prodotto venti spettacoli, ospitati nei più importanti festival e stagioni teatrali nazionali. Dal 2015 è impresa di produzione riconosciuta dal MiC. All’attività di produzione si affianca quella di formazione professionale e di organizzazione di eventi, con tredici edizioni del festival Terreni Creativi.
Francesca Foscarini è danzatrice e coreografa. Il suo percorso autoriale, iniziato nel 2009, è stato oggetto di numerosi premi e riconoscimenti. Le sue ultime creazioni sono Punk. Kill me please e Greta on the Beach, che ha debuttato al festival Fabbrica Europa nel 2022.
In residenza a Teatro Akropolis ad aprile 2024.
Ph. Barbara Bertolotti
Kronoteatro/Francesca Foscarini. Peradam. Il prima possibile
Su quale piano può verificarsi l’incontro di due modi differenti di intendere il corpo in scena, l’incontro tra due estetiche distinte, tra due percorsi artistici ricchi e riconosciuti? A questa domanda risponde Francesca, durante l’incontro con il pubblico che è seguito alla presentazione del lavoro, senza che in realtà la domanda le sia stata realmente posta. «Abbiamo cominciato parlando molto». Francesca ha anche specificato che il dialogo non appartiene alla sua modalità di lavoro, che all’inizio ha fatto fatica, infatti la sua esperienza è quella di una coreografa e danzatrice, e il suo linguaggio espressivo non è certo quello verbale. Maurizio, fondatore e autore di Kronoteatro, si è fatto carico di sottrarre l’uso della parola dallo spettacolo, mettendo coraggiosamente in discussione la sua modalità storica di affrontare la scena. Del testo recitato non rimane che qualche monosillabo. Ma la parola non è scomparsa, è diventata materia di lavoro nella fase di studio e di preparazione, è diventata un discorso che poi, sulla scena, precipita in azioni mimiche e coreografiche.
