Skip to content Skip to footer

MENU

amən è una performance in cui gli autori indagano il tema degli stereotipi e delle rappresentazioni di genere a partire da una ricerca fisica su gesti, pose e rappresentazioni iconografiche considerate a livello sociale e culturale identificative del maschile e del femminile.

Emanuele Rosa è danzatore e coreografo. Dal 2011 danza stabilmente, fra le altre, nelle compagnie Imperfect Dancers Company, Staatstheater Darmstadt, Hessisches Staatsballett. Come danzatore freelance lavora con Abbondanza/Bertoni, C&C Company, Tanztheater Erfurt, R14/JulienGrosvalet.

Maria Focaraccio è danzatrice e coreografa. Dal 2015 vive a Berlino. Ha lavorato con Alessio Castellacci, Anna Novicka, Sonja Pregrad, Tanztheater Erfurt, Maria Giulia Serantoni. Studia al momento Tanzwissenschaft (Scienze della danza) presso la Freie Universität di Berlino.


Progetto selezionato per ResiDance 2023 – azione del Network Anticorpi XL

In residenza a Teatro Akropolis a marzo 2024. 

 

Previous slide
Next slide

Ph. Barbara Bertolotti

EM+ Amǝn

Emanuele Rosa e Maria Focaraccio tornano a Teatro Akropolis, tornano in uno spazio che li ha visti creare e li ha visti esibirsi, dove hanno lavorato in sala e dove hanno incontrato il pubblico. Amǝn è un progetto che era nato proprio qui, l’anno scorso, con una prima residenza, e ha avuto una lunga incubazione che lo ha portato a tornare nella sala di Teatro Akropolis per una fase successiva di elaborazione, che prevede altre tappe e condurrà al debutto di novembre al festival Testimonianze ricerca azioni. Emanuele e Maria sono tornati ad interrogarsi sul tema che hanno affrontato ed approfondito nei lavori degli ultimi anni: quello dei corpi e della loro relazione, riscoperta e rimodulata nel nostro mondo post-pandemico. Ma la domanda questa volta non si limita alla relazione, ma riguarda direttamente l’immaginario che tale relazione presuppone: qual è la natura della relazione tra due corpi alla luce della divisione che connota il loro porsi uno di fronte all’altro? Essi sono divisi innanzitutto dalla individuazione che li rende reciprocamente soggetto e oggetto di sguardo e di contatto. Ogni avvicinamento ribadisce, attraverso la sensazione, la divisione. «Io ti tocco e capisco che tu sei altro da me».

Ma un’ulteriore divisione è operata dal corpo-immagine che si carica di tutti i segni di una simbologia e di una estetica socialmente determinate, fino ad arrivare alla divisione suprema: quella fra maschio e femmina. Da qui sono partiti Emanuele e Maria, riprendendo le posture della rappresentazione stereotipata del maschio e della femmina proposti come modelli sociali di forza e autorevolezza da una parte e di eleganza e seduttività dall’altra. Ma l’idea iniziale di mettere in crisi questi stereotipi facendoli collassare in una deformazione grottesca non basta più: i due autori si sono accorti che la connotazione politica e di denuncia non può bastare. Sono ripartiti alla ricerca di se stessi, anziché denunciare la divisione, hanno preferito immaginare uno stato di unità precedente ad essa. E raccontarcelo, attraverso una visionarietà mitica e spietata. Si presenta allora un inizio con l’Ermafrodito descritto da Aristofane nel Simposio di Platone, e lo vediamo proprio nell’attimo in cui la folgore di Zeus lo divide in due metà: è la nascita dell’uomo, e con esso, della forza erotica che lo trascina inesorabilmente a ricercare l’unità perduta. Una ricerca che diventa anche conquista dell’identità e riconoscimento della forza arcana del corpo che può renderlo libero dall’immagine attraverso la quale siamo abituati a percepirlo. E a percepire noi stessi.

 

A cura di David Beronio

Teatro akropolis
Newsletter

Iscriviti alla newsletter, ricevi in anteprima informazioni su spettacoli, eventi, libri, corsi e accedi a promozioni speciali.

Teatro Akropolis ETS © 2024

Go to Top