Skip to content Skip to footer

MENU

Ispirato al racconto Chroniques de l’asphalte di Samuel Benchetrit, Asfalto è una favola fisica contemporanea, surreale e sociale, dura e disincantata come solo il presente sa essere, che tenta di descrivere la realtà nella sua desolazione e di riscattarla attraverso la mobilitazione di un’umanità inattesa. Questa nuova creazione è parte del percorso di ricerca triennale sulle Metamorfosi già avviato la scorsa annualità e segna un‘importante passo verso l’affermazione dello stile compositivo identitario della Compagnia.

Carlo Massari è performer e coreografo attivo sulla scena contemporanea italiana ed internazionale. Da sempre impegnato nella ricerca di nuovi linguaggi performativi, approfondisce l’ibridazione e commistione tra le diverse discipline artistiche, definendo nella forma “anfibia” un suo tratto distintivo chiaro e riconoscibile. Nel 2011 è co-fondatore di C&C Company, compagnia di ricerca e produzione nell’ambito del teatro-danza (riconosciuta MIC), per la quale è direttore artistico e autore. Nel 2020 è assegnatario del riconoscimento CollaborActionXL della Rete AnticorpiXL e diviene Artista Associato del Festival Oriente Occidente.


In residenza a Teatro Akropolis a maggio 2023.


Previous slide
Next slide

Ph. Sydney Mexea

Carlo Massari. Callas Callas Callas.

Carlo Massari è un artista che rifugge alla definizione di coreografo, o quella danzatore. È lui il primo a contestare la vecchia divisione in generi delle arti che compongono il cosiddetto spettacolo dal vivo. La sua frequentazione con Teatro Akropolis è di vecchia data, e averlo in residenza ha significato soprattutto avere la possibilità di un confronto e di un approfondimento sulle sue poetiche e sulle estetiche a cui sta lavorando per la messa in scena. La residenza non è stata una semplice occasione per risiedere con i suoi danzatori, ma un vero e proprio momento di esplorazione, di cambiamento quotidiano. Carlo ha lavorato con cinque interpreti, quattro corpi maschili e uno femminile. La composizione e la scomposizione del loro allineamento, il principio dell’alternanza di aggiunta e di sottrazione, di unione e disgiunzione sono stati i banchi di prova che Carlo ha costruito nella sala del teatro. Che durante lo sviluppo del lavoro si è quasi dissolta, perché il vero luogo teatrale non era più la sala ma erano diventati i corpi degli interpreti. 

Come lavorare, attraverso una scrittura coreografica, ad una figura iconica come quella di Maria Callas? Come affrontarne l’immagine, con tutto il suo portato affidato alla vulgata biografica?  L’impresa condotta da Carlo, in queste sue prime fasi di studio in sala, è stata quella di depositare nei dettagli i temi che aveva intenzione di affrontare. Non affidandoli a cosa i danzatori dovessero fare, ma a come avrebbero dovuto farlo. Così ogni movimento è diventato ironico, grottesco, in una forma perfetta che però minaccia sempre la propria scomposizione. La purezza sublime della voce della Callas nasconde, e al tempo stesso custodisce, la debolezza, la disperazione, l’abbandono. Così i movimenti degli interpreti di Carlo costruiscono e decostruiscono attraverso la tecnica (e la sua sarcastica negazione) le loro linee coreografiche. Ma attraverso le linee si riconoscono alcune crepe. Le stesse crepe che la Callas non ha mai permesso che si rivelassero attraverso la sua voce, ma che si facevano tanto più profonde sul suo corpo. L’intuizione di Carlo è proprio quella di riportarle al corpo, di farle balenare sui corpi dei suoi danzatori, di mostrarne tutta la drammatica ineluttabilità.

A cura di David Beronio

Go to Top