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FABRICA è un’indagine sui corpi del lavoro. Uno scavo negli archivi mnemonico-corporei di lavoratori e lavoratrici di diverse generazioni incontrati durante le diverse residenze artistiche svolte in varie città italiane ed europee muovendosi in quei territori industrializzati che comprendono fabbriche tuttora operanti, edifici abbandonati o a cui è stata cambiata la destinazione d’uso. A Genova Paola ha condotto una ricerca sull’Ansaldo, storica società industriale, attraverso incontri, interviste e consultazione di materiale d’archivio.

Paola Bianchi è una delle più importanti coreografe e danzatrici indipendenti italiane. Attiva sulla scena della danza contemporanea a partire dalla fine degli anni Ottanta, con i suoi spettacoli partecipa a festival nazionali e internazionali. Attenta alla teorizzazione delle pratiche corporee, nel 2014 scrive Corpo Politico. Distopia del gesto, utopia del movimento, volume pubblicato da Editoria & Spettacolo. Nel 2020 vince il Premio Rete critica per il progetto ELP. Nel 2020 Clemente Tafuri e David Beronio, curano la regia del film La parte maledetta. Viaggio ai confini del teatro. Paola Bianchi, che restituisce in forma di intervista il percorso artistico della coreografa.

 

In residenza a Teatro Akropolis a febbraio e marzo 2023.

 
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Ph. Luca Donatiello

Paola Bianchi. Fabrica 16100.

La residenza tenuta da Paola Binachi, coreografa e danzatrice che conduce una ricerca originale e molto radicale, è stata l’occasione per rendere la sala di Teatro Akropolis un moltiplicatore di connessioni e di piani di lettura. E ciò per molti motivi. Innanzitutto il lavoro con due ottimi artisti che hanno affiancato Paola: Paolo Pollo Rodighiero, disegnatore luci, e Stefano Murgia, musicista. Con il loro contributo alla creazione hanno permesso di leggere e di distinguere altri due piani creativi che sono cresciuti in dialogo serrato con le idee coreografiche di Paola fino a diventare gli elementi di un’apertura al pubblico che, pur non essendo uno spettacolo finito, si offre come un’esperienza che ha un ottimo livello di compiutezza, e quindi di fruibilità. Spesso gli attori o i danzatori compiono gran parte del loro lavoro creativo prima di confrontarsi con l’autore delle luci o quello delle musiche. In questa residenza invece il lavoro di tutti e tre è nato e si è sviluppato in un processo unico, in stretta relazione con i materiali che durante la residenza venivano raccolti.

 Un altra connessione che ha consentito di guardare la scena su un piano ulteriore è stata rappresentata  dall’affiancamento al processo di creazione di Roberta Nicolai. Roberta è senza dubbio la curatrice italiana che offre la visione più innovativa e criticamente significativa del panorama del teatro di ricerca e della danza d’autore. Non solo attraverso il festival che dirige a Roma, Teatri di Vetro, ma anche attraverso le azioni di affiancamento e l’offerta di sguardo critico che mette in atto in occasioni come questa. Il lavoro di Paola è cresciuto e ha raggiunto la forma offerta al pubblico di Teatro Akropolis anche attraverso il confronto con Roberta avvenuto in sala durante la creazione. Inoltre il progetto Fabrica  è un’elaborazione coreografica dedicata al corpo che lavora, è la trasposizione performativa del gesto asservito alla produzione. Paola procede visitando gli stabilimenti, intervistando i lavoratori, raccogliendo le loro storie. È stata fondamentale la collaborazione di Ansaldo, che ha messo a disposizione il suo archivio e ha reso accessibili le sue fabbriche. Ma anche quella dei testimoni che sono stati intervistati e hanno contribuito a creare un ulteriore archivio, composto da materiali che vanno al di là del semplice utilizzo come fonte di ispirazione per il lavoro sulla scena. Un archivio  che rimane, e crea un ulteriore piano di connessione di questo straordinario prisma che è stata la residenza di Paola Bianchi.

A cura di David Beronio

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