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In Amən gli autori svolgono una ricerca fisica su gesti, pose e rappresentazioni iconografiche considerate a livello sociale e culturale identificative del maschile e del femminile, con lo scopo di svelarne l’artificialità e così de-costruirle. La parola ebraica amen, che dà il titolo all’opera, deriva dalla radice semantica mn con il senso di essere saldo, e ha il significato di essere sicuro, vero. Ma come si relaziona il corpo alla verità? Che aspetto ha quando mente? Imita o è imitato? In che modo il corpo può performare la mascolinità o la femminilità? In che modo si relaziona il corpo a incarnare certe posture, gesti o atteggiamenti? Può un corpo maschile muoversi al femminile e viceversa?

Emanuele Rosa è danzatore e coreografo. Dal 2011 danza stabilmente, fra le altre, nelle compagnie Imperfect Dancers Company, Staatstheater Darmstadt, Hessisches Staatsballett. Come danzatore freelance lavora con Abbondanza/Bertoni, C&C Company, Tanztheater Erfurt, R14/JulienGrosvalet.

Maria Focaraccio è danzatrice e coreografa. Dal 2015 vive a Berlino. Ha lavorato con Alessio Castellacci, Anna Novicka, Sonja Pregrad, Tanztheater Erfurt, Maria Giulia Serantoni. Studia al momento Tanzwissenschaft (Scienze della danza) presso la Freie Universität di Berlino.


Progetto selezionato per ResiDance 2023 – azione del Network Anticorpi XL.

In residenza a Teatro Akropolis ad aprile e a ottobre 2023.

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Ph. Sydney Mexea

EM+ Emanuele Rosa & Maria Focaraccio. Amen.

La creatività si mostra nel suo aspetto più nitido proprio nei percorsi che portano alla creazione di una forma. Quei percorsi di cui il lavoro finito porterà con sé solo una traccia, ma che al tempo stesso ne sarà il distillato. Emanuele e Maria partono da una domanda: come si può raccontare con una scrittura coreografica l’aspetto che le convenzioni quotidiane imprimono sui nostri corpi? Gli atteggiamenti, le posture, i modi di muoversi che abbiamo ereditato da una lunga pratica sociale? Spesso non ce ne rendiamo conto ma ogni nostro gesto affonda le sue radici in una visione del mondo che ci è stata imposta dalle abitudini, dagli usi, da una cura maniacale delle apparenze. Non solo, ma le due grandi categorie che stabiliscono il nostro posto nella società, il maschile e il femminile, si manifestano in ognuno di noi attraverso una serie ben organizzata di segni e di codici che provengono da un ambiente socialmente determinato. Emanuele e Maria, con l’elevatissima ironia che rende sempre efficaci le loro creazioni, hanno cominciato ad esplorare durante la residenza a Teatro Akropolis, proprio quei codici. Li hanno coreografati, li hanno messi in crisi, hanno incrinato il senso dei piccoli gesti quotidiani, mostrandoceli proprio come ognuno di noi li compie centinaia di volte ogni giorno. Ci riconosciamo in quello che accade sul tappeto da danza bianco, e al tempo stesso riconosciamo come le nostre posture non abbiano mai niente di naturale. La virilità e la femminilità si rivelano dei tic sociali. Nella partitura, ancora nella sua fase di composizione iniziale, appaiono, attraverso i corpi in movimento, i maschili e i femminili che albergano in noi. Al plurale, perché non esiste un solo maschile, quello virile e aggressivo, né un solo femminile, quello morbido e seduttivo. La polarità si moltiplica, nulla è come sembra, ogni forma si afferma nella sua bellezza e nello stesso istante si nega, messa in discussione dall’ironia che ne accompagna la comparsa. Molte domande rimangono aperte, per essere poste con maggior forza nel prosieguo del lavoro. Una su tutte: dove finisce l’educazione, la cultura, e dove inizia la natura di ognuno? Posto che la natura esista….

A cura di David Beronio

Teatro akropolis
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