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Lo spazio della scena è in dissolvenza, come un’alba in cui la luce ancora avvolge ogni cosa. Ma è la separazione che definisce, la distanza che individua. Se non può esistere una vera conoscenza senza il corpo, se il corpo è immagine di una memoria e di un tempo perduti, esso è anche il solo testimone di un coro occulto, ombra a sua volta. Ogni azione è un respiro rivolto a quelle ombre, ogni azione è il tentativo di tornare a fondersi con le luci di un’alba ormai trascorsa.
Regia: Clemente Tafuri | Con: Giulia Franzone | Produzione: Teatro Akropolis
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