Regia: Clemente Tafuri, David Beronio
Con: Domenico Carnovale, Luca Donatiello, Aurora Persico, Alessandro Romi
Produzione: Teatro Akropolis, 2018

Il mito di Demetra è una delle tracce più antiche della cultura occidentale, il mito rappresentato nei misteri all’origine del teatro. La ricerca condotta sulle fonti (orfiche, eleusine e di tutta la sapienza greca) e sugli studi filosofici (tra gli altri quelli di Colli, Kerényi, Nietzsche) ha portato alla composizione scenica della vicenda, alla rielaborazione di frammenti antichi in presenza del corpo in scena, attraverso le danze arcaiche e il potere archetipico della visione tragica.

La ricerca scenica e laboratoriale […] di Tafuri e Beronio, unica per il suo stile in Italia, si è mossa per anni sulle origini pre-letterarie del teatro, intendendo il loro teatro come espressione di una sapienza irrappresentabile, una forma d’arte che rende possibile un confronto diretto con il mito e la sua essenza metamorfica. […] Il lavoro […] trova una potenza rappresentativa che lascia, al suo termine, attimi di sospensione, quasi di impossibilità all’applauso […]. Peculiari restano, per densità, queste immagini nel teatro italiano oggi […]. Un utilizzo della scena come quello a cui è vocata la ricerca di Teatro Akropolis non è presente altrove in Italia, e dunque va conosciuto.

Renzo Francabandera – Paneacquaculture

L’ensemble genovese costruisce una rigorosissima e al contempo lieve partitura […] memorabile, per precisione e densità, la sequenza in cui un performer compie una lunghissima serie di veloci rotazioni sul proprio asse intrisa di innumerevoli, esattissime variazioni […] Questo Studio sul mito di Demetra è semplice e definitivo come un taglio su una tela (blu) di Lucio Fontana. E, in questo caso come in quello, è un invito ad affacciarsi su un altrove, umanissimo e indefinibile: al confine tra corporeità e mistero.

Michele Pascarella – Hystrio

Va un plauso all’intera Compagnia, e in particolare alla prova emozionale di Alessandro Romi […]. Un intero universo di senso si dipana tra significanti che stratificano la nostra esperienza, emotiva e intellettuale. […] E ancora, la linearità temporale di vita/morte che si scontra con la circolarità e la ciclicità della natura, che torna sul palco insieme all’unica soluzione di continuità: il fanciullo eracliteo, che nel gioco, nella pizzica che esplode sui ritmi della sonata di Scarlatti, getta l’uomo nella casualità e, nel contempo, ricongiunge Giorgio Colli e la sapienza greca, l’archè e l’ebrezza misterica al qui e ora […]. Come Giuliano l’Apostata, Clemente Tafuri e David Beronio ci invitano a compartecipare i Misteri Eleusini. L’arte si fa archetipo.

Simona Maria Frigerio – Teatro.Persinsala

Il concetto amore/odio, eros/thanatos, si esprime in corpi e volti che la penombra accentua nella loro tragicità. Mentre l’irruzione, nella parte centrale della performance, della danza – i cui movimenti rimandano alle tradizioni della pizzica – grazie anche alla qualità insieme leggera e armoniosa di esprimerla di Domenico Carnovale, dona la sensazione di offrire un corpo, finalmente liberato, alla salomonica sentenza – di Zeus, a livello mitologico. […] Prova attorale di grande generosità da parte di tutti i componenti della Compagnia […]. Un tassello importante nel percorso di ricerca di Teatro Akropolis.

Luciano Uggè – Artalks

Una densa, complessa, colta produzione […], estrema la stilizzazione del gesto, […] attinge ai miti/riti più lontani forse anche alla ricerca di preziose tracce della nascita stessa del teatro.

Valeria Ottolenghi – Gazzetta di Parma

Quest’ultimo spettacolo, poi, rappresenta […] un punto conquistato in consapevolezza e coerenza. […] Continuano dunque, Beronio e Tafuri, e crescono anche teatralmente in questa loro ricerca di un teatro a metà tra la poesia e la filosofia, quasi alla ricerca di quei primitivi cenacoli da cui la tragedia antica assorbì la sua forza. Non a caso il loro operare scenico è accompagnato da una intensa attività di ricerca.

Maria Dolores Pesce – Dramma.it

Uno spettacolo essenziale, di solido impatto emotivo, un teatro che insegue la danza e conduce lo spettatore sulle soglie di un mito. […] E’ un “act sans paroles” intimo e ad alta tensione. […] Una ricognizione puntuale e metodica che ha prodotto pagine scritte, riflessioni e azioni teatrali realizzate con rigore.

Walter Porcedda – Gli Stati Generali

Quella di Tafuri e Beronio è una rappresentazione che precede il logos, terrigna nella sua sensualità, cupa nel suo palesarsi attraverso i corpi degli interpreti, i quali sono presenze fisiche abili e precise nella cura del gesto e nella definizione di un momento teatrale che segue quello di studio.

Lucia Medri – Teatro e Critica

Se il nostro immaginario è abituato al logos, la nostra resistenza e il nostro disagio dinanzi a Pragma sono sentori di un’operazione di risalimento all’origine brutale che non può non lasciarci inquieti e spaesati. D’altronde il mito parla proprio di questo strappo da Dioniso, il non-visibile e l’occulto, ad Apollo, la luce e il significato, uno strappo che per definizione non può non essere violento, perché se non c’è violenza probabilmente non c’è neanche teatro nel senso più autentico del termine.

Alessandro Alfieri – Teatro.Persinsala

Movimenti precisissimi e sfiancanti, violenti nella loro ancestralità, solcati da un taglio di luce che inghiotte e, ma solo più raramente, restituisce. E, se lo fa, il merito è di una impossibile eppure avvenuta danza estatica. […] Invitando chi legge a parteciparvi attraverso l’opera della compagnia Teatro Akropolis. Sono chicchi di melograno, identici a quelli mangiati da Kore e che la faranno tornare dove dev’essere: al suo posto nel mito. Insieme a chi ha il coraggio e l’animo per assaggiarli.

Cristian Pandolfino – Tempi Moderni

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Due scritti sull’arte e la cultura in tempo di emergenza. Di Clemente Tafuri e David Beronio.

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