Regia: Clemente Tafuri, David Beronio
Con: Roberta Campi, Domenico Carnovale, Luca Donatiello, Giulia Franzone, Alessandro Romi
Produzione: Teatro Akropolis, 2018

Kore è la fanciulla senza nome, figlia di Demetra, la grande madre, colei che dispensa le stagioni, la dea del grano e dei papaveri. Ed è proprio mentre coglie fiori che Kore viene rapita da Ade, signore del mondo sotterraneo, e condotta agli inferi. Ma è Ecate ad assorbire Kore, a trasformarla nell’essenza stessa degli inferi, a darle cioè la sua stessa forma. Ecate e Kore diventano così un’unica entità, un doppio che sarà la sposa infernale di Ade. Il dolore di Demetra è senza confini, tale da generare la fine di ogni ciclo di rinascita. Solo Baubò, figura grottesca di natura dionisiaca, riesce a farla ridere distogliendola per un attimo dal suo lutto e danzando oscenamente per lei. Gli dei intercedono presso Ade perché lasci Kore libera di tornare dalla madre. Ma è Ecate/Kore che si presenta a Demetra, e da questo incontro prende forma, nell’unione delle tre dee, una nuova creatura, la divinità della vita e della morte, della cura e della distruzione.

Nel mito di Demetra, legato alle prime esperienze artistiche che hanno dato origine al coro tragico e al teatro, si intrecciano i temi del gioco e della presenza della morte nei cicli della natura. Pragma. Studio sul mito di Demetra è il risultato del lavoro di ricerca condotto sulle fonti della sapienza greca e sugli studi filosofici di Colli, Kerényi e Nietzsche tra gli altri, una rielaborazione dei frammenti antichi in presenza del corpo in scena, attraverso le danze arcaiche e il potere archetipico della visione tragica.

La ricerca scenica e laboratoriale […] di Tafuri e Beronio, unica per il suo stile in Italia, si è mossa per anni sulle origini pre-letterarie del teatro, intendendo il loro teatro come espressione di una sapienza irrappresentabile, una forma d’arte che rende possibile un confronto diretto con il mito e la sua essenza metamorfica. […] Il lavoro […] trova una potenza rappresentativa che lascia, al suo termine, attimi di sospensione, quasi di impossibilità all’applauso […]. Peculiari restano, per densità, queste immagini nel teatro italiano oggi […]. Un utilizzo della scena come quello a cui è vocata la ricerca di Teatro Akropolis non è presente altrove in Italia, e dunque va conosciuto.

Renzo Francabandera – Paneacquaculture

L’ensemble genovese costruisce una rigorosissima e al contempo lieve partitura […] memorabile, per precisione e densità, la sequenza in cui un performer compie una lunghissima serie di veloci rotazioni sul proprio asse intrisa di innumerevoli, esattissime variazioni […] Questo Studio sul mito di Demetra è semplice e definitivo come un taglio su una tela (blu) di Lucio Fontana. E, in questo caso come in quello, è un invito ad affacciarsi su un altrove, umanissimo e indefinibile: al confine tra corporeità e mistero.

Michele Pascarella – Hystrio

Va un plauso all’intera Compagnia, e in particolare alla prova emozionale di Alessandro Romi […]. Un intero universo di senso si dipana tra significanti che stratificano la nostra esperienza, emotiva e intellettuale. […] E ancora, la linearità temporale di vita/morte che si scontra con la circolarità e la ciclicità della natura, che torna sul palco insieme all’unica soluzione di continuità: il fanciullo eracliteo, che nel gioco, nella pizzica che esplode sui ritmi della sonata di Scarlatti, getta l’uomo nella casualità e, nel contempo, ricongiunge Giorgio Colli e la sapienza greca, l’archè e l’ebrezza misterica al qui e ora […]. Come Giuliano l’Apostata, Clemente Tafuri e David Beronio ci invitano a compartecipare i Misteri Eleusini. L’arte si fa archetipo.

Simona Maria Frigerio – Teatro.Persinsala

Il concetto amore/odio, eros/thanatos, si esprime in corpi e volti che la penombra accentua nella loro tragicità. Mentre l’irruzione, nella parte centrale della performance, della danza – i cui movimenti rimandano alle tradizioni della pizzica – grazie anche alla qualità insieme leggera e armoniosa di esprimerla di Domenico Carnovale, dona la sensazione di offrire un corpo, finalmente liberato, alla salomonica sentenza – di Zeus, a livello mitologico. […] Prova attorale di grande generosità da parte di tutti i componenti della Compagnia […]. Un tassello importante nel percorso di ricerca di Teatro Akropolis.

Luciano Uggè – Artalks

Una densa, complessa, colta produzione […], estrema la stilizzazione del gesto, […] attinge ai miti/riti più lontani forse anche alla ricerca di preziose tracce della nascita stessa del teatro.

Valeria Ottolenghi – Gazzetta di Parma

Quest’ultimo spettacolo, poi, rappresenta […] un punto conquistato in consapevolezza e coerenza. […] Continuano dunque, Beronio e Tafuri, e crescono anche teatralmente in questa loro ricerca di un teatro a metà tra la poesia e la filosofia, quasi alla ricerca di quei primitivi cenacoli da cui la tragedia antica assorbì la sua forza. Non a caso il loro operare scenico è accompagnato da una intensa attività di ricerca.

Maria Dolores Pesce – Dramma.it

Uno spettacolo essenziale, di solido impatto emotivo, un teatro che insegue la danza e conduce lo spettatore sulle soglie di un mito. […] E’ un “act sans paroles” intimo e ad alta tensione. […] Una ricognizione puntuale e metodica che ha prodotto pagine scritte, riflessioni e azioni teatrali realizzate con rigore.

Walter Porcedda – Gli Stati Generali

Quella di Tafuri e Beronio è una rappresentazione che precede il logos, terrigna nella sua sensualità, cupa nel suo palesarsi attraverso i corpi degli interpreti, i quali sono presenze fisiche abili e precise nella cura del gesto e nella definizione di un momento teatrale che segue quello di studio.

Lucia Medri – Teatro e Critica

Se il nostro immaginario è abituato al logos, la nostra resistenza e il nostro disagio dinanzi a Pragma sono sentori di un’operazione di risalimento all’origine brutale che non può non lasciarci inquieti e spaesati. D’altronde il mito parla proprio di questo strappo da Dioniso, il non-visibile e l’occulto, ad Apollo, la luce e il significato, uno strappo che per definizione non può non essere violento, perché se non c’è violenza probabilmente non c’è neanche teatro nel senso più autentico del termine.

Alessandro Alfieri – Teatro.Persinsala

Movimenti precisissimi e sfiancanti, violenti nella loro ancestralità, solcati da un taglio di luce che inghiotte e, ma solo più raramente, restituisce. E, se lo fa, il merito è di una impossibile eppure avvenuta danza estatica. […] Invitando chi legge a parteciparvi attraverso l’opera della compagnia Teatro Akropolis. Sono chicchi di melograno, identici a quelli mangiati da Kore e che la faranno tornare dove dev’essere: al suo posto nel mito. Insieme a chi ha il coraggio e l’animo per assaggiarli.

Cristian Pandolfino – Tempi Moderni

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