Regia: Clemente Tafuri, David Beronio
Con: Roberta Campi, Giulia Franzone
Musiche originali: Pietro Borgonovo
Produzione: Teatro Akropolis
Coproduzione: GOG – Giovine Orchestra Genovese
Durata: 40′

Apocatastasi mostra con il linguaggio del mito, e negando il principio di identità, l’immagine della nascita e della rinascita, la natura oscura di un processo di trasformazione continuamente in atto. Due figure abitano uno spazio sospeso, il tempo che attraversano si dilegua e diventa possibile per loro essere al contempo madri e figlie, amanti ed estranee, origine e fine dello stesso luogo in cui si incontrano. La metamorfosi diventa caduta, rovina del corpo attraverso la perdita della forma appena conquistata, racconto di come tutto sopravviva nel suo disfarsi. Una danza dell’Ade che è espressione di un’azione impossibile. Che può accadere solo laddove ciò che resta del tempo impedisce a ogni gesto di trovare un suo senso e una sua fine.

Apocatastasi di Teatro Akropolis offre una francescana visione di pensiero in azione creando heideggerianamente uno fare-spazio, un luogo attraversato da gesti incidenti come proiettili traccianti nel buio. […] Un danzare sul filo tra essere e non essere, un volteggiare sul baratro danzando la vita sull’orlo della morte.

Enrico Pastore – Paneacquaculture.net

Ecco, questo è il non luogo. Lo spazio sospeso dove dall’emersione dalla terra si passa alla dissoluzione. “Tale è la danza dell’Ade, perché il suo ritmo è la figura del tempo negato, il battito del piede si avverte e subito non c’è più”… Anche stavolta Akropolis ha fatto centro solleticando più di una domanda sull’origine dell’opera creativa come della vita, i sogni e la chimera del tempo che passa. Avanti o indietro?

Walter Porcedda – Gli Stati Generali