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13 Nov
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Fondazioni e filiazioni. La trasmissione del butō tra le pratiche e gli studi

Incontro di studio a cura di Samantha Marenzi

Ore 16.00 - 18.00 - Sala Liguria + Live streaming

Fondazioni e filiazioni.
La trasmissione del butō tra le pratiche e gli studi

Incontro internazionale di studio a cura di Samantha Marenzi
Relatori: Samantha Marenzi, Moeno Wakamatsu, Katja Centonze, Éden Peretta

Ingresso gratuito + live streaming su YouTube e Facebook

Dopo l’esperienza dei fondatori del butō, una nuova generazione di danzatori ha creato percorsi e approcci originali disseminandoli nelle culture performative di Oriente e Occidente. Dopo i maestri, altri maestri hanno solcato possibili vie alla danza, invitando i loro allievi a proseguire la ricerca, o a trovare il loro proprio metodo. Per studiare con loro si è posto il problema di studiare loro, sperimentando equilibri sempre nuovi tra le teorie e le pratiche, tra l’osservazione e l’azione, tra l’indagine sugli artisti e l’intensità dei rapporti interpersonali.
Tempo fa, scrivendo dell’influenza di Antonin Artaud sul butō giapponese, ho parlato di fondazioni e filiazioni. È stata una formula più fertile di quello che avevo previsto, e più profonda di quanto avevo sperato. Si rivela utile per osservare i passaggi, per restituire storie a una generazione di danzatori meno studiata rispetto al butō delle origini, e per tracciare il profilo di una generazione di studiosi che si è sposta alla loro incandescenza, collaborando con loro dentro e fuori la scena. Studiando coi maestri, e studiando i maestri.

Samantha Marenzi

PROGRAMMA

Ore 16:00
Clemente Tafuri e David Beronio, Saluto e introduzione

Ore 16:15
Samantha Marenzi, Un sapere nascosto nel corpo. Eredità e trasmissione del danzatore Masaki Iwana

Ore 16:40
Moeno Wakamatsu, Excerpts from the Tribute event in Paris for Butoh Artist and Filmmaker Masaki Iwana

Ore 17:05
Katja Centonze, Murobushi Kō in bilico sul orlo dell’impossibile

Ore 17:30
Éden Peretta, Butō e la sfigurazione dell’immagine: appunti di un processo di creazione in danza

Ore 17:50
Samantha Marenzi, Conclusioni

Interventi

Samantha Marenzi
Un sapere nascosto nel corpo. Eredità e trasmissione del danzatore Masaki Iwana

Masaki Iwana ha creato il suo butō, cui ha dato il nome di Butō Bianco. Incentrato su una filosofia del corpo, il suo progetto artistico ha connotato una ricerca ostinata durata più di quaranta anni declinata nelle varie forme che ha assunto la sua danza: le performance, i libri, i film, e un lungo progetto pedagogico basato sulla trasmissione di un metodo di ricerca più che di una tecnica di movimento. Dal 1996 al 2006 ha guidato il progetto Spanning the centuries: un ciclo di laboratori intensivi destinati ad allievi selezionati nei workshop tenuti in vari angoli del mondo. Nella sua Maison du Butoh Blanc, nei boschi della Normandia, decine di performer hanno abitato il suo pensiero, assunto il suo linguaggio, attraversato stati corporei e incarnato immagini per trovare la loro propria via alla danza.
Basato sull’esperienza pratica e su una lunga formazione col maestro, arricchito dallo studio del butō delle origini – con cui Iwana ha stabilito un rapporto molto specifico che ha fortemente connotato la modalità di relazione con gli allievi – il presente contributo vuole indagare i processi di trasmissione e individuare i saperi lasciati in consegna. Vuole osservare le ricorrenze e i fili di continuità di una danza che pur non passando attraverso l’imitazione delle forme ha apparentato tra loro corpi diversi, piantando in essi i semi di una fantasmagorica eredità.

Samantha Marenzi è Ricercatrice a tempo determinato senior al DAMS dell’Università Roma Tre, dove insegna. Studia i rapporti tra arti visive e performative, il butō, e alcune figure prominenti del teatro del Novecento come Antonin Artaud e Edward Gordon Craig. Coordina un gruppo di ricerca sulla fotografia di danza con cui ha realizzato il sito/archivio www.fotografiaedanza.it e il progetto di un atlante sulla fotografia di danza che ha assunto le forme di una mostra, un libro, un progetto multimediale. È fotografa specializzata in tecniche analogiche e collabora stabilmente con Officine Fotografiche Roma. Realizza e cura mostre fotografiche occupandosi in particolare del corpo e dell’atto performativo nell’immagine. Si forma come danzatrice con i maestri giapponesi Masaki Iwana e Akira Kasai. Ha partecipato alla fondazione della compagnia Lios con cui ha diretto e organizzato, dal 2000 al 2011, il festival internazionale di danza butō Trasform’azioni a Roma. Con l’associazione Le Decadi anima attualmente progetti di ricerca visiva e performativa presso La Lupa a Tuscania. È membro del comitato di redazione di «Teatro e Storia».

Moeno Wakamatsu
Excerpts from the Tribute event in Paris for Butoh Artist and Filmmaker Masaki Iwana

Opening salutation by spouse, Moeno Wakamatsu

1. Opening greeting in memory of Masaki Iwana to family and friends. Giving of thanks.
2. Looking back at Masaki as an artist, and looking to the future of the legacy of his work.
3. Legacy of the dance teaching of Masaki. Different proposals.
4. Archive of the video documents and image and text data of Masaki, archiving of paper documents related to his art, and costumes and objects. Construction of exhibition area.
5. Preservation of the studio of La Maison du Butoh Blanc of Masaki Iwana.
6. Preservation of Masaki’s feature-length films.
7. Resolution of his last unfinished film project Music Box of Nyon.
8. Organizing of the Tribute Festival at his home in Normandy France in 2023.
9. How you could help, if you would like to support the continuing of the legacy of Masaki Iwana.

Moeno Wakamatsu is born in 1975 in Tokyo, in a Jodoshu Temple in Asakusa. From an early age, she was classically trained in piano, and in youth as an architect. She began her dance studies at the Merce Cunningham School of New York and trained in The Feldenkrais Method while attending The Cooper Union School of Architecture. She worked in New York City as an architect, as a Feldenkrais teacher, and as a dancer. She left the architectural profession at age 27 to solely pursue dance as a solo artist. She began to present her work largely in Europe, and ultimately moved her professional base to France.
Her work exists outside of the art of ideas or concepts, and aims for direct communication in intensified time and space. A manifestation of an expression that is beyond physical movement, her work often perplexes ordinary dance categorization.
“I wish to suspend within the moment where inner desire meets outer phenomena.” – Moeno Wakamatsu

Katja Centonze
Murobushi Kō in bilico sul orlo dell’impossibile

Murobushi Kō ha disseminato nel mondo una nuova sensazione di danza ed è, a mio avviso, una figura di spicco nel panorama del butō per aver perpetuato l’esplorazione della qualità politica intrinseca all’antidanza di Hijikata Tatsumi. Murobushi ha tentato di sfidare l’immagine stessa del butō e di rimappare continuamente la corporalità. Il suo controdiscorso e la sua indagine artistica hanno elaborato valutazioni critiche sull’identità, il corpo e la danza in rapporto alla conoscenza, genere, società, politica, ideologia e religione.
Come discusso nel mio libro Aesthetics of Impossibility: Murobushi Kō on Hijikata Tatsumi (Cafoscarina 2018), si illustrano le configurazioni paradossali che nascono dal confronto tra la sua pratica dello shugendō all’inizio della sua carriera e il suo atteggiamento antireligioso, la sua influenza fuori dal Giappone e il suo atteggiamento critico verso un’immagine stereotipata del butō, e come le pratiche di automummificazione, il concetto del “fuori” e la sua antidanza dell’immobilita siano intimamente concatenate in un progetto dell’impossibile.

Katja Centonze è professore associato presso l’Università Ca’Foscari Venezia, dove insegna Arti, Architettura e Spettacolo nel Giappone antico e Lingua giapponese. Dal 2007 è Visiting Researcher presso lo Tsubouchi Shōyō Memorial Theatre Museum (Waseda University, Tokyo). Dal 1999 ha insegnato Letteratura giapponese e Storia del Teatro giapponese presso Ca’Foscari, Lingua e Letteratura giapponese presso l’Università della Calabria, e Lingua e Cultura italiana presso la Waseda University. La sua ricerca verte sulla corporeità nelle arti performative giapponesi (in particolare nel butō di Hijikata Tatsumi e nella danza contemporanea) e sul corpo rappresentato nella pratica letteraria. Tra i suoi progetti di ricerca attuali: Challenging Fe/male Bodies: Queering Corporeality against Power (Fondo di primo insediamento 2020-2022). Tra le sue curatele e pubblicazioni: Avant-Gardes in Japan. Anniversary of Futurism and Butō: Performing Arts and Cultural Practices between Contemporariness and Tradition (Cafoscarina 2010); Aesthetics of Impossibility: Murobushi Kō on Hijikata Tatsumi (Cafoscarina 2018).

Éden Peretta
Butō e la sfigurazione dell’immagine: appunti di un processo di creazione in danza

Il presente contributo si propone di condividere alcuni percorsi teorici del processo di creazione dello spettacolo di danza Murobuςhico (2019), che presenta come epicentro poetico lo sfiguramento e la conseguente ricerca di una immagine anadiomene, cioè di «ciò che emerge, ciò che nasce, e ciò che sprofonda, che scompare senza sosta» (Didi-Huberman, 1998). Lo spettacolo si presenta come un tributo senza pretese ai morti che ci abitano proponendo un incontro antropofagico tra la danza butō di Murobushi Kō e l’estetica sonora del movimento brasiliano Mangue Beat, di Chico Science. Il processo di creazione coreo-drammaturgica è stato tecnicamente e poeticamente influenzato dalla danza butō, quindi attraversato dall’uso e dalla ricreazione di immagini interne da parte del danzatore. D’altra parte, letteralmente, le foto e i frammenti degli spettacoli di Murobushi Kō venivano sfigurati, privati della superficie figurativa delle loro forme, così come l’estetica sonora del movimento Mangue Beat veniva perforata dalla rilettura di stimoli nipponici. La sfigurazione delle forme rappresentative dell’immagine si è così presentata come matrice e procedimento poetico nella creazione dello spettacolo, consentendo l’accesso all’informe: al flusso senza forma che le abita, a ciò che emerge e scompare incessantemente in mezzo alle loro macerie. Il processo di strutturazione dello spettacolo, a sua volta, è liberamente ispirato alle dinamiche di montaggio realizzate da Aby Warburg nel suo famoso Atlas Mnemosyne, in cui materializza infiniti flussi di relazione per analogia tra le immagini che compongono ciascuna delle sue tavole. La non linearità e le innumerevoli possibilità combinatorie tra le immagini hanno reso possibile la strutturazione di questo spettacolo, tuttora in corso.

Éden Peretta è danzatore e Professore Associato presso il Dipartimento (DEART) e il Programma di postlaurea in Arti dello Spettacolo (PPGAC) presso l’Università Federale di Ouro Preto (Brasile). Ha conseguito un Dottorato in Studi Teatrali e Cinematografici presso il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell’Università di Bologna (2010) sotto la supervisione della professoressa Eugenia Casini Ropa. Visiting Scholar presso la stessa università (2018) e post-dottorato presso la Scuola di Belle Arti dell’Università Federale di Minas Gerais (Brasile, 2019), è autore del libro Il soldato nudo: radici della danza butō (Brasile, Perspectiva 2015) e curatore dell’opera Corpolitico: corpo e politica nelle arti della presenza (UFOP 2018). Coordina il gruppo di ricerca (CNPq/Brasile) HÍBRIDA – poetiche ibride della scena contemporanea e il collettivo Anticorpos – investigazioni in danza. Il suo campo di ricerca è il corpo nell’arte, principalmente nelle molteplici relazioni tra teatro, danza, arti visive e filosofia.

Details

Date:
13 November
Time:
16:00 - 18:00
Event Categories:
,

Venue

Palazzo Ducale
Piazza Giacomo Matteotti 9
Genova, Italia

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