PRAGMA. STUDIO SUL MITO DI DEMETRA

Lo spettacolo

Regia: Clemente Tafuri, David Beronio

Con: Domenico Carnovale, Luca Donatiello, Aurora Persico, Alessandro Romi

Produzione: Teatro Akropolis, 2018

Kore è la fanciulla senza nome, figlia di Demetra, la grande madre, colei che dispensa le stagioni, la dea del grano e dei papaveri. Ed è proprio mentre coglie fiori che Kore viene rapita da Ade, signore del mondo sotterraneo, e condotta agli inferi. Il dolore di Demetra è senza confini, genera la fine di ogni ciclo di rinascita. Solo Baubò, immagine grottesca di natura dionisiaca, riesce a farla ridere distogliendola per un attimo dal suo lutto e danzando oscenamente per lei. Zeus, deciso a interrompere l’inverno che Demetra ha fatto scendere sul mondo, intercede presso il fratello Ade perché lasci Kore libera di tornare dalla madre. Kore torna come Persefone, regina degli inferi, destinata a raggiungere Ade nel suo regno ciclicamente. Dal suo incontro con Demetra si genera una nuova creatura, la divinità della vita e della morte, della cura e della distruzione.

Il mito di Demetra è una delle tracce più antiche della cultura occidentale, il mito rappresentato nei misteri all’origine del teatro. La ricerca condotta sulle fonti (orfiche, eleusine e di tutta la sapienza greca) e sugli studi filosofici (tra gli altri quelli di Colli, Kerényi, Nietzsche) ha portato alla composizione scenica della vicenda, alla rielaborazione di frammenti antichi in presenza del corpo in scena, attraverso le danze arcaiche e il potere archetipico della visione tragica.

SU PRAGMA

“La ricerca scenica e laboratoriale […] di Tafuri e Beronio, unica per il suo stile in Italia, si è mossa per anni sulle origini pre-letterarie del teatro, intendendo il loro teatro come espressione di una sapienza irrappresentabile, una forma d’arte che rende possibile un confronto diretto con il mito e la sua essenza metamorfica. […] Il lavoro […] trova una potenza rappresentativa che lascia, al suo termine, attimi di sospensione, quasi di impossibilità all’applauso […]. Peculiari restano, per densità, queste immagini nel teatro italiano oggi […]. Un utilizzo della scena come quello a cui è vocata la ricerca di Teatro Akropolis non è presente altrove in Italia, e dunque va conosciuto.”

Renzo Francabandera – Paneacquaculture

“Tafuri e Beronio pongono i performer di fronte alla sfida di “esserci nel mondo” (come Heidegger insegnava). E qui va un plauso all’intera Compagnia, e in particolare alla prova emozionale di Alessandro Romi […]. Un intero universo di senso si dipana tra significanti che stratificano la nostra esperienza, emotiva e intellettuale. […] E ancora, la linearità temporale di vita/morte che si scontra con la circolarità e la ciclicità della natura, che torna sul palco insieme all’unica soluzione di continuità: il fanciullo eracliteo, che nel gioco, nella pizzica che esplode sui ritmi della sonata di Scarlatti, getta l’uomo nella casualità e, nel contempo, ricongiunge Giorgio Colli e la sapienza greca, l’archè e l’ebrezza misterica al qui e ora […]. Come Giuliano l’Apostata, Clemente Tafuri e David Beronio ci invitano a compartecipare i Misteri Eleusini. L’arte si fa archetipo.”

Simona Maria Frigerio – Teatro.Persinsala

“Il concetto amore/odio, eros/thanatos, si esprime in corpi e volti che la penombra accentua nella loro tragicità. Mentre l’irruzione, nella parte centrale della performance, della danza – i cui movimenti rimandano alle tradizioni della pizzica – grazie anche alla qualità insieme leggera e armoniosa di esprimerla di Domenico Carnovale, dona la sensazione di offrire un corpo, finalmente liberato, alla salomonica sentenza – di Zeus, a livello mitologico. […] Prova attorale di grande generosità da parte di tutti i componenti della Compagnia […]. Un tassello importante nel percorso di ricerca di Teatro Akropolis.”

Luciano Uggè – Artalks

“Mescolando con pazienza questi segni preverbali i drammaturghi ricostruiscono l’immortale mito di Demetra non come rappresentazione o narrazione, ma come suggestione panica che ne cerca il fondamento. Quest’ultimo spettacolo, poi, rappresenta […] un punto conquistato in consapevolezza e coerenza. […] Continuano dunque, Beronio e Tafuri, e crescono anche teatralmente in questa loro ricerca di un teatro a metà tra la poesia e la filosofia, quasi alla ricerca di quei primitivi cenacoli da cui la tragedia antica assorbì la sua forza. Non a caso il loro operare scenico è accompagnato da una intensa attività di ricerca.”

Maria Dolores Pesce – Dramma.it

“Uno spettacolo essenziale, di solido impatto emotivo, un teatro che insegue la danza e conduce lo spettatore sulle soglie di un mito. […] E’ un “act sans paroles” intimo e ad alta tensione. […] Una ricognizione puntuale e metodica che ha prodotto pagine scritte, riflessioni e azioni teatrali realizzate con rigore.“

Walter Porcedda – Gli Stati Generali

“Quella di Tafuri e Beronio è una rappresentazione che precede il logos, terrigna nella sua sensualità, cupa nel suo palesarsi attraverso i corpi degli interpreti, i quali sono presenze fisiche abili e precise nella cura del gesto e nella definizione di un momento teatrale che segue quello di studio.”

Lucia Medri – Teatro e Critica

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