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16 Nov

Teatro, città, rivoluzione. Due figure del Novecento teatrale e il loro rovescio

Seminario gratuito condotto da Marco De Marinis

16 novembre, ore 14.00 > 18.00 | 17 novembre, ore 10.00 > 14.00

PRIMO INCONTRO:
Il teatro e la città: una relazione e i suoi rovesci

SECONDO INCONTRO:
Il teatro e la rivoluzione: ascesa, trionfo e fine(?) di un’utopia novecentesca

E’ possibile partecipare separatamente ai due incontri.

Si può dire che da sempre immaginario urbano e immaginario rivoluzionario si sovrappongano in larga misura. Spazio politico, e dunque spazio degli scontri, par excellence, la città costituisce ab origine il principale teatro delle rivolte e delle rivoluzioni, il loro palcoscenico d’elezione. Per limitarsi alla modernità, dalla presa della Bastiglia nel 1789 alla vicenda della Comune nel 1870, sempre a Parigi, dalla conquista del Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo nel novembre 1917 alla rivolta spartachista di Berlino nel 1919, dalle guerre di liberazione delle colonie nord-africane nei primi anni Sessanta al Maggio ’68, fino alle cosiddette, recenti Primavere arabe, sempre la città, con i suoi luoghi ed edifici simbolici, le sue piazze e le sue strade, ha fatto da sfondo alle immagini principali che si sono depositate nella memoria collettiva e sono state tramandate dalla storiografia.
Inoltre le rivoluzioni non si sono limitate a servirsi delle città come location e décor momentanei ma hanno inciso profondamente sulla loro fisionomia, lasciando segni duraturi se non eterni nell’architettura e nell’urbanistica. Dagli apparati effimeri delle feste e delle commemorazioni al rinnovamento edilizio, dai monumenti scultorei alla toponomastica, l’immaginario rivoluzionario si radica e consolida ovunque e sempre, consegnandosi a una durata che sempre eccederà di gran lunga quella dell’evento che l’ha innescata e degli stessi regimi che ne sono derivati.
Naturalmente, per le stesse ragioni, la città è stata sempre anche il luogo privilegiato delle controrivoluzioni, delle restaurazioni e delle degenerazioni rivoluzionarie, il palcoscenico dal quale il potere dei regimi dittatoriali esibisce la sua potenza, con i raduni di oceaniche folle plaudenti e con le sue parate militari: dalla Piazza Rossa di Mosca alle piazze della Berlino nazista, da Piazza Venezia a Roma durante il fascismo a, oggi, quelle di Pyongyang nella Corea del Nord. E anche in questi casi lo spazio urbano è stato plasmato e piegato agli scopi della celebrazione e della propaganda agendo in profondità, e spesso genialmente, a livello architettonico e urbanistico. Così la Berlino di Albert Speer è sopravvissuta al Nazismo e pure alle distruzioni del conflitto mondiale; e lo stesso è accaduto alla Roma fascista di Piacentini.
Non a caso parlo di teatro e di palcoscenico, e non solo metaforicamente. Perché è stato proprio il teatro, nell’accezione più vasta del termine, negli ultimi tre secoli almeno, il dispositivo principale che ha permesso alla rivoluzione, ma potremmo dire più ampiamente alla azione politica, e alla città di incontrarsi fin quasi a fondere i loro immaginari. Dalle feste della Rivoluzione francese alle manifestazioni di massa dell’Ottobre Teatrale in Russia (una su tutte: l’azione con migliaia di figuranti che replicò un anno più tardi l’evento storico della già ricordata Presa del Palazzo d’Inverno nel novembre 1917), ai cortei del Maggio e alle azioni del Living Theatre in Francia e altrove, agli Indiani Metropolitani del ’77 in Italia (a Roma e a Bologna, in particolare), alle feste di liberazione dal Nazifascismo in tutta Europa e poi nel Terzo Mondo decolonizzato, sempre, in questi e in molti altri casi, una teatralità dilatata ha permesso di drammatizzare collettivamente la trasformazione radicale (vera o illusoria, effimera o duratura che fosse) e le sue conquiste, fissandole in simboli, in nuovi linguaggi da condividere, in un nuovo immaginario collettivo, che diventassero in qualche modo anche la base di nuove forme di un’ educazione civica di massa.
Naturalmente quelli teatrali sono strumenti neutri, cosa che vale del resto per ogni altra forma espressiva, e ciò ha permesso che modalità simili di organizzazione, manifestazione e teatralizzazione nel corso del Novecento passassero, com’è accaduto per esempio in Germania negli anni Trenta, dalle organizzazioni operaie socialiste al regime nazista, per diventare strumenti potenti di nazionalizzazione delle masse. Così come la piazza, l’agorà, da spazio elettivo della discussione (parresia), del dissenso e della rivolta, e cioè della democrazia, è stata ed è ancora, anzi sempre di più (anche mediante i suoi avatars virtuali: le cosiddette piattaforme web), allo stesso tempo il luogo di organizzazione e manifestazione del consenso di massa nei regimi illiberali e nelle democrazie populiste.

INFO, COSTI E ISCRIZIONI:

Il laboratorio è gratuito a iscrizione obbligatoria.

Date e orari: venerdì 16 novembre dalle ore 14 alle ore 18 | sabato 17 novembre dalle ore 10 alle ore 14
Dove: Museo Biblioteca dell’Attore, Via del Seminario 10
Informazioni e iscrizioni: e-mail, segreteria@teatroakropolis.com – cell. 347 9444884

Details

Start:
16 November
End:
17 November
Event Categories:
, , ,

Venue

Museo Biblioteca dell’Attore
Via del Seminario 10
Genova, Italia

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