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30 Apr
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Corpografie

Seminario condotto da Enrico Pitozzi

 

Cosa significa percepire qualcosa? Sentire la consistenza delle cose. Avvertire la qualità dello spazio. Captare suoni vicini e suoni lontani. Affinando l’attenzione, prende forma tutta una gamma di particolari inespressi: appaiono – sfocati – gli enti che stanno al margine, sul bordo degli occhi. Si avverte, per esempio, la pressione dell’aria e la luce che riverbera in una sala; il suono del sistema nervoso. Compiamo, così, operazioni complesse in modo pressoché inconsapevole. In questo schema, la percezione – cioè l’insieme delle funzioni cognitive di un corpo – gioca un ruolo fondamentale: la percezione è già un’azione. A partire da questa semplice equazione scenica si determina la qualità della presenza di un corpo.

I temi e le prospettive che questo seminario affronta sono:

  • approccio interdisciplinare al corpo in azione (filosofia-estetica, neuroscienze);
  • analisi del movimento e dei suoi correlati percettivi;
  • elementi di composizione del gesto;
  • modi e forme di composizione della presenza scenica;
  • introduzione alle logiche e ai dispositivi tecnologici;
  • principi di empatia;

Percezione

La percezione è azione. Percepire in modo diverso porta a comporre l’azione in modo inedito. Si tratta qui di pensare al corpo come una moltitudine di possibilità d’apparizione così come di mimetismo, metamorfosi, annullamento, dissolvenza. Ciò è possibile solo se si padroneggia la logica precisa di funzionamento sensoriale di un corpo. Percezione è pensiero dell’anatomia, spostamento e collocazione del peso, allineamento, equilibrio e out of balancing, pressione dei perni. La percezione è tridimensionalità ossea, estensione delle facoltà sensoriali di un corpo.

Presenza

La presenza  del corpo è qualcosa d’indeterminato. Il suo incanto sembra sprigionare da un inafferrabile non-so-che, da qualcosa che circola e si irradia in tutte le sue parti senza localizzarsi in un punto preciso. La presenza sfugge così alla possibilità di stabilizzarsi in una forma precisa e definibile, e si origina attraverso un passaggio di stato che si proietta al di là dei limiti del corpo. La presenza non coincide, dunque, con il corpo: essa è piuttosto portata dal corpo, è la sua irradiazione.

Composizione

Il corpo è spazio e abita uno spazio. Fare spazio significa attivare una percezione sferica, a 360°, e fare del corpo un’architettura grazie alla precisa consapevolezza della collocazione di ogni sua parte rispetto all’asse centrale e alle possibili ricadute del peso e del suo trasferimento. Si tratta di pensare il movimento in base ai suoi nodi, ai piani orizzontali di rotazione di ogni articolazione. Comporre il movimento significa, in altri termini, disegnare lo spazio intorno al corpo: disporre il movimento come una traccia impressa nel volume invisibile dell’aria.

Dispositivi tecnologici

La pratica della scena e la riflessione sugli aspetti fisiologici qui evidenziati, porta a formulare un radicale ripensamento dell’intervento delle tecnologie in scena: la prospettiva che adottiamo vede le tecnologie come una forma del pensiero tesa a comprendere come e a che livello queste possano contribuire a estendere e rinnovare la percezione del corpo in azione. Con questo s’intende affermare che lo sviluppo tecnologico deve intervenire per ampliare la consapevolezza dei processi fisiologici d’organizzazione interna del movimento, in vista della composizione di un gesto inedito. In questo schema, il piano tecnico – lo sviluppo tecnologico – deve essere subordinato al piano estetico della composizione.

Empatia

L’empatia è una simulazione incarnata. Essa riguarda, nella relazione tra i corpi, la simulazione mentale della prospettiva soggettiva dell’altro con il quale si agisce o – per lo spettatore – di colui che si sta osservando. Ciò significa situarsi provvisoriamente all’interno dei referenziali dell’altro. Grazie a questo temporaneo spostamento, abbiamo accesso alle sue intenzioni, al suo immaginario. È attraverso questo meccanismo d’anticipazione che possiamo comprendere il gesto. In questo schema l’empatia non è una fotografia, piuttosto è un’avventura; un’esplorazione che un soggetto compie temporaneamente nella cinestesia, e dunque nell’intenzione, dell’altro soggetto con il quale agisce o che l’osserva.

 

Enrico Pitozzi insegna Forme della scena multimediale presso il Dipartimento delle Arti visive, performative e mediali dell’Università di Bologna ed Estetica delle Interfacce alla Scuola di Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. È stato visiting professor presso la Faculté des Arts de l’Université du Québec à Montréal, UQAM (Canada) e visiting lecturer presso l’Université Sorbonne Nouvelle – Paris III (Francia) nel programma europeo Teaching Staff Training 2013 e presso l’Universidad Internacional Menendez Pelayo de Valencia (Spagna). Tiene seminari e conferenze presso diverse Istituzioni e Università in Canada, Brasile, Europa. È vice-caporedattore della rivista di arti performative “Art’O”, membro della redazione di “Culture Teatrali” e del comitato scientifico delle riviste “Antropologia e Teatro” e delle riviste brasiliane “Moringa” e “Map D2 Journal – Map and Program of Arts in Digital Dance and Performance”.

 

ORARI

SABATO 30 APRILE 2016: ore 14-20
DOMENICA 1 MAGGIO 2016: ore 10-16

 

ISCRIZIONI

IL SEMINARIO HA RAGGIUNTO IL NUMERO MASSIMO DI ISCRIZIONI. GRAZIE A TUTTI!

 

Dettagli

Inizio:
30 aprile 2016, h. 14:00
Fine:
1 maggio 2016, h. 16:00
Prezzo:
Gratuito
Categorie Evento:
, ,

Luogo

Teatro Akropolis
Via Mario Boeddu 10
Genova, Italia
+ Google Maps

Prossimi appuntamenti

 
  1. La presenza, l’azione, lo spazio scenico

    21 aprile - 23 aprile
    Teatro Akropolis, Genova
  2. Scadenza call FuoriFormato

    23 aprile, h. 23:55
  3. Tandem

    27 aprile, h. 21:00 - 21:55
    Teatro Akropolis, Genova
  4. OVVIO

    28 aprile, h. 21:00 - 21:50
    Teatro Akropolis, Genova
  5. SERATA ANTICORPI EXPLO

    29 aprile, h. 21:00 - 21:40
    Teatro Akropolis, Genova
  6. Morte di Zarathustra (replica)

    4 maggio, h. 21:00 - 21:45
    Teatro Akropolis, Genova

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